30 marzo

Le associazioni di Immigrati a Reggio Emilia di sportello immigrazione

Dalla ricerca “L’associazionismo degli immigrati a Reggio Emilia. Caratteristiche e sviluppi” (di Giovanni Mottura, Andrea Pintus e Matteo Rinaldini) è emerso fra l’altro che l’anno del boom delle associazioni a Reggio è il 2000, quando si registra la natalità associativa più alta. In particolare dal 1981 al 1997 le associazioni “storiche” erano 10; dal 1998 al 2001 le associazioni promosse dalla Legge “Turco-Napolitano” erano 12;

dal 2002 al 2004 le associazioni “post Bossi-Fini” erano 10; dal 2005 al 2008 erano 9 le nuove associazioni. La storia della composizione per nazionalità delle associazioni segue in parallelo la storia della composizione per nazionalità dei flussi migratori.

Esiste una precisa evoluzione della tipologia delle associazioni, da associazioni a composizione omogenea per nazionalità o religione a associazioni a composizione mista.

Le associazioni sono molto diverse per dimensioni e numero di membri associati: da un minimo di 4 membri dichiarati ad un massimo di più di 2000. Vi è presenza di associazioni di secondo livello: 16 associazioni hanno dichiarato di essere sede locale di una organizzazione nazionale o internazionale (40%). Solo 6 associazioni su 41 (il 14,6%) dichiarano di avere una sede di proprietà.

In generale le associazioni sembrano auto-sostenersi finanziariamente. Dalle interviste emerge che il canale di finanziamento rappresentato dal contributo dei propri associati è di gran lunga quello più utilizzato.

La larga maggioranza delle associazioni sceglie le cariche di rappresentanza e di dirigenza attraverso il voto degli iscritti.

Emergono due macro-tipologie di associazioni:

1) Omogenee: associazioni che comprendono gruppi di immigrati in una qualche misura accomunati da una stessa appartenenza nazionale o da una stessa religione;

2) Eterogenee: associazioni che comprendono gruppi di immigrati non necessariamente accomunati da una stessa appartenenza nazionale o da una stessa religione.

Il 49% delle associazioni è di carattere culturale; il 17% di mutuo aiuto; il 12% religiosa; il 10% interculturale; il 5% ricreativa e il 7% altro.

E’ emerso che le associazioni dirigono le proprie azioni sia verso i propri associati, sia verso il proprio gruppo di riferimento sia verso l’esterno, cioè l’intera comunità, le istituzioni e l’estero.

Il loro raggio di azione è comunale (in 41 casi, 100%); provinciale (in 38 casi, 92,7%); regionale (in 22 casi, 53,7%); nazionale (in 17 casi, 41,5% in particolare nel nord Italia); internazionale (in 7 casi, 17,1%, non solo i Paesi di origine degli associati).

La rappresentanza delle associazioni. Il tipo di rappresentanza espressa può essere intesa come intermediazione e quindi comunicazione e risoluzione di conflitti; oppure può essere rappresentanza di istanze collettive, ma gran parte delle associazioni dichiarano di rappresentare gruppi definibili con “categorie aperte”. La maggior parte delle associazioni dichiara di rappresentare, nell’ordine: i propri membri, la propria comunità in provincia di Reggio e coloro che si riconoscono nei valori dell’associazione.

La rappresentanza e il diritto di voto. In tutti i casi la rappresentanza delle associazioni non sembra mai essere considerata come sostitutiva o compensativa del diritto di voto. Per l’88% degli intervistati il diritto di voto dovrebbe essere esteso ai cittadini migranti e per il 61% il diritto di voto dovrebbe essere legato a qualsiasi permesso di soggiorno, per il 31% alla carta di soggiorno e per l’8% al permesso rinnovabile.

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