17 gennaio

La Bicicletta Verde – il film che ha incantato il Festival di Venezia in proiezione al cinema Rosebud di sportello immigrazione

La Bicicletta Verde

Cinema Rosebud
Mercoledì 23 Gennaio
Ore 21.00

Si tratta del primo film saudita diretto da una donna e con protagonista le donne saudite.

Il film ha incantato Venezia 69 

Arabia Saudita, in una scuola rigorosamente solo femminile, Wadjda, la protagonsita, lotta per non soffocare i propri desideri di libertà. In particolare, uno di questi riguarda l’acquisto di una bicicletta verde, con la quale potrà essere alla pari del bambino con cui gioca dopo la scuola. La sua famiglia non può permettersela e di certo non vuole che si faccia vedere su un oggetto tradizionalmente riservato agli uomini, così Wadjda comincia a cercare i soldi per conto proprio rendendosi conto ben presto che quasi tutti i metodi per farlo le sono proibiti. L’unica è partecipare ad una gara di Corano della scuola (lei che non eccelle nelle materie religiose), il cui primo premio è in denaro.

Per parlare della vita di oggi nel suo paese, degli uomini e delle donne che lo animano e dell’oppressione dell’uomo sull’uomo (o della donna sulla donna), Haifaa Al-Mansour, la regista, sceglie di rifarsi al modello aulico italiano e raccontare la storia di una bambina, di una madre e della ricerca di una bicicletta.

La bicicletta verde del titolo anche in questo caso è simbolo di emancipazione e libertà, l’oggetto che rappresenta una possibile salvezza al sistema al quale altrimenti anche Wadjda sarebbe condannata, come la madre e come le compagne; un sistema fatto di oppressione mentale e personale da parte degli uomini e di gran parte delle altre donne. La conquista dell’oggetto però non passa per l’esplorazione del paesaggio cittadino, quanto per un percorso di purificazione e abnegazione; Wadjda diventa così indipendente e libera non per il fatto di andare in bici ma grazie al percorso con il quale arriva a poterla comprare, talmente audace da influire anche sul tradizionalismo subito dalla madre.
Una rivoluzione gentile compiuta involontariamente dal solo atto di cercare dei soldi da sola, ottemperando alle regole imposte (la gara di Corano) per scardinarle da dentro.

Haifaa Al-Mansour è la prima vera regista donna di un paese che non ha sale cinematografiche e in cui il cinema si fruisce solo domesticamente, è dunque in sè una figura rivoluzionaria che si oppone ai ruoli cui le donne sono relegate e tale posizione è evidente nella maniera in cui scrive i suoi personaggi. Non solo la protagonista Wadjda ma anche le compagne più adolescenti e più irrequiete, benchè comprimarie, sono accarezzate con tono lieve dalla macchina da presa, scrutate nell’innocenza di gesti minuscoli che portano a condanne spropositate.

Per i temi trattati e il modo di parlare della condizione della donna il film è stato patrocinato da Amnesty Italia.

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