22 febbraio

Contratto di Lavoro Intermittente o a Chiamata di sportello immigrazione

Il contratto di lavoro intermittente o a chiamata è il contratto mediante il quale un lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro per lo svolgimento di una prestazione di lavoro “su chiamata”.

Il contratto di lavoro a chiamata può essere concluso qualora si presenti la necessità di utilizzare un lavoratore per prestazioni lavorative a carattere discontinuo. Le esigenze per le quali si può ricorrere a tale contratto sono regolarmente stabilite dalla contrattazione collettiva. Il contratto può essere concluso anche con lavoratori già occupati, anche a tempo pieno, purchè siano rispettati i limiti imposti dal Decreto legislativo del 2003 riguardo al riposo settimanale obbligatorio. Uno stesso lavoratore può concludere più contratti, purchè gli impegni assunti contrattualmente siano tra loro compatibili.

Il contratto di lavoro deve necessariamente preisare:

  • le esigenze che giustificano il ricorso al lavoro a chiamata
  • la durata del contratto (che può essere stipulato a tempo determinato o indeterminato)
  • l’indicazione dei tempi e delle modalità con cui il datore può richiedere la prestazione
  • i tempi e le modalità di corresponsione della retribuzione
  • le eventuali misure di sicurezza specifiche per l’attività dedotta in contratto

Al lavoratore “intermittente” deve essere garantito, a parità di lavori svolti, lo stesso trattamento normativo, economico e previdenziale riconosciuto ai colleghi di pare livello. Il trattamento deve ovviamente essere ridotto in proporzione al minore impiego del lavoratore, specie con riferimento alla retribuzione. Sono proporzionalmente ridotti anche i trattamenti per malattia,infortunio, maternità e congedi parentali. Spettano invece per intero al lavoratore intermittente sia l’assegno per il nucleo familiare che l’indennità di disoccupazione per i periodi in cui non ha lavorato. In quest’ultimo caso l’indennità di disoccupazione è riconosciuta solo qualora il lavoratore non sia contrattualmente tenuto all’obbligo di risposta, cioè non percepisca l’indennità di disponibilità dell’ex articolo 36 del decreto legislativo del 2003.

Se il lavoratore si impegna a restare a disposizione del datore in attesa della chiamata (garantendo quindi la sua disponibilità lavorativa in caso di necessità), il datore è tenuto a dargli mensilmente una indennità di disponibilità. In questi casi il contratto deve anche precisare:

  • il preavviso per la chiamata
  • l’importo minimo dell’indennità è fissato dai contratti collettivi di settore, e non può essere inferiore al 20% della retribuzione mensile
  • su tale importo si calcolano anche i contributi previdenziali
  • il lavoratore che, per malattia o altra causa, non possa rispondere alla chiamata deve informare subito il datore di lavoro
  • se è stata assicurata la disponibilità a chiamata , il lavoratore non può rifiutare di fornire la prestazione senza un valido motivo, o rischierà di perdere l’indennità e il risarcimento del danno eventualmente dato al datore di lavoro

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